Nella discussione, spesso assai male impostata, sui quotidiani di carta vs. online, si perde molte volte di vista un fatto macrocospico, ovvero che i quotidiani online non esistono. Sul web troviamo soprattutto notiziari online, che sono prodotti molto distanti, e non perché non sono stampati su ex alberi, dai quotidiani. Il che ci riporta da un lato alla grandezza monumentale del quotidiano di carta come costrutto complesso di contenuto, formati, gerarchie e supporto storicamente depositato (ergo, il suo disporsi come prodotto) e dall’altro illumina la resilienza straordinaria di questo prodotto, che un senso interamente moderno non l’ha più.
Se prendiamo un punto di vista internettiano, verrebbe da pensare che mentre i grandi formati post-blog (Twitter, Friendfeed) capitalizzano la capacità di rendere disponibile entro community più o meno bonded i contenuti come relazioni, i quotidiani dovrebbero incominciare a pensare in altri termini, strategicamente e dal punto di vista del design. Dovrebbero iniziare a vestire da giornali i propri notiziari online.
marco formento / blinkenmedia
![Il solito spassoso ed illuminante Gianluca di [mini]marketing ci intrattiene con il [mini]marketing dell’edicola…
qui sotto il testo del suo post del 31 ottobre scorso:
Per chi, come me, da piccolo alle elementari scriveva nel tema libero che da grande sarebbe stato un giornalista, il naturale piano B - che tutti noi teniamo per puro e illusorio conforto psicologico nel cassetto della scrivania - è aprire, per nemesi finale e risolutiva, un’edicola.
Dunque domenica mi ci sono recato, con lo stratagemma di un acquisto di figurine in cui mostri orrendi dai nomi orrendi si fanno reciprocamente cose orrende, per un preliminare assessment allo scopo di valutare il modello di business e il posizionamento dei prodotti.
In pratica, ne è derivato un vero proto-post in stile [mini]marketing 2004-2005, solo realizzato con tecnologie e forme adeguate a questi tempi di fast food blogging – che se fai un post più lungo di dieci righe, e non sei Suzukimaruti, non te lo legge nessuno – in cui il rapporto ritorno/tempo impiegato è molto più elevato nell’inviare in giro dieci profondi twit o dieci spiritosi messaggi friendfeediani da una riga o – ancora più veloce! - dieci shared items in Google Reader o in Tumblr.
Ma torniamo al minimarketing dell’edicolante: qui sotto si trova lo schema riassuntivo di ciò che ne ho capito, della mappa dei bisogni soddisfatti e dei relativi target (lo uso consapevolmente). Non so se il mio campione, catturato dalle riviste appoggiate alla parete dell’edicola, sia rappresentativo del mercato editoriale, ma temo di sì.](http://30.media.tumblr.com/CX4JWCdKmfw9j4vjntroKZm3o1_400.png)